L’umiltà con cui mi appresto a scriverti è ben più sofferente dell’orgoglio che sino adesso ha accompagnato la mia mano nella nostra corrispondenza. Ti chiedo di perdonare la forma claudicante, l’improprietà lessicale, le solite pecche ortografiche che sai benissimo non abbandonerò mai. Non sono mai stata perfetta, ma il solo fatto di fingere di pretenderlo faceva di me lo specchio della fatuità. Hai più volte lamentato l’incapacità di comprendere il mio comportamento, l’incoerenza che tanto adoravo mostrare e via discorrendo. Beh, sai meglio di me che quando affermo di amare un difetto è solo perché non sono in grado di cancellarlo. La solita codardia. Ricordi quando ci trovammo per caso sotto la pioggia? Ti conoscevo appena, e tu mi dicesti che era la prima volta in cui mi vedevi ridere sul serio. Sicuramente non rammenti cosa risposi, ma ti chiedo comunque di pensarvi, tentando di fare appello alla tua memoria e non alla mia. Non hai idea di quanto fu spontanea la frase che pronunciai, veramente, non puoi immaginarlo. Le mie difficoltà nel dire la verità, nel concepire la verità… Sparirono, in quella risposta. E ancora ti conosco appena, in fondo. Non è cambiato molto da allora, se non io stessa, forse. Adesso ho molto meno da perdere e più da disputare, motivo per cui, sì, hai indovinato, sto scrivendo questo messaggio. Non lo avrei mai fatto all’epoca. MAI. Ora metterei un punto fermo alla lettera. Lo farei per non creare una situazione tale da costringerti a darmi una risposta, una qualsiasi. Inutile negare che tremo ad ogni tuo messaggio. Non per l’esaltazione, non per la gioia, per la paura. Ho paura. Di te, di quello che sei in grado di farmi anche solo con la punteggiatura. Ci vediamo. PS: (Non credere di essere l’unica a farmi questo effetto; si tratta di poche persone, ma certamente più d’una. Si tratta delle persone a cui tengo. Delle uniche. Il resto è solo aria. Ad alcune sto rinunciando, per il loro bene, ovviamente. Per alcuni sono estremamente deleteria, non posso permettermi di trascinare nella merda anche gli altri, soprattutto loro. Se mi allontano è solo perché ho capito, solo perché voglio rimediare. Certe persone hanno una carica talmente positiva, nonostante gli ovvi difetti, che scontrandosi con me finiscono per essere dimezzate. Io consumo la loro luce. Ma questo non è il nostro caso. Siamo troppo imperfette per consumarci a vicenda, possiamo solo strisciare insieme. La nostra tragedia sta nel fatto che non possiamo imparare l‘una dall‘altra. Non perché siamo simili, ma perché abbiamo le stesse problematiche, necessitiamo quindi delle medesime soluzioni. E ovviamente nessuna delle due le ha. Ma con te non ho intenzione di rinunciare. Non voglio farlo. ) Non metto il tuo nome perché tu sai perfettamente chi sei. Non c’è mai stato bisogno di parlare molto, con te. La qual cosa è pessima perché io amo il dialogo. E metto i... |














